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Fear 2.0

Lunedi’ sera inizia alle 13.27 del pomeriggio, quando una mail di lavoro fondamentale resta incastrata nello spam e chi ti chiede “chiamami” non riceve risposta. Lunedi’ sera prosegue in una giornata che avrebbe potuto vivere solo per quel chiamami e, invece, si perde nella noia del non sapere che fare, quando chiamarsi self starters e’ cosa solo da curriculum e se non ti prendon la manina non imparerai mai niente da te. Poi ti imbatti in lui e stupidamente lo saluti. E gli sorridi. Lui dice “cazzo ti ridi”. Lui fa due passi verso di te, ma segue, piu’ che avvicinarsi. Tu in quel momento hai paura. Lui studia I tuoi movimenti per colpirti e lo sai. Come hai potuto sentirti forte. Come hai potuto pensare di amarlo, quando quello che resta e’ solo questa folle paura. Paura che ti aspetti sotto casa, che ti attacchi sotto all’ufficio, che ti segua in metro. Tre mesi e mille euro di psicoterapia dopo questo resta del vostro patetico finto grande amore.

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crociera in alaska 2.1

giovedi’ comincia alle 7 e 24, quando cerchi sul pavimento dell’edicola a waterloo un quotidiano italiano da leggere sul treno e, ridendo, chiedi a occhi-verdi-del-dorset di scegliere tra quello centrista e quello di sinistra. lui ride, fai tu, dice. vai di repubblica. fuori dal finestrino e’ il verde del surrey e, tra agiografie di prefettesse e banchieri, immagini il mare. sara’ bello vederlo, anche se solo dal finestrino, anche se solo per una trasferta di lavoro in giornata. dici subito che hanno scelto delle donne per delle cose importanti, per temi che richiederenno riforme. hanno scelto i saggi senatori, per traghettare verso il futuro o per salvare dal passato. una redenzione che passa attraverso i sacrifici di sempre, ancora gli occhi aperti nella notte scura. immediatamente pensi che vorresti vendere tutto quello che ancora e’ giu’. tu le hai ciabattate le aule universitarie nelle quali parlavano questi. non erano aule per tutti. e non erano le aule nelle quali hai sentito sottopelle il brivido che ti da’ la proiezione di una leadership che ispira e responsabilizza. ultrasessantenni o trentenni marionette. solo questo rimane? 

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stress test 1.2

domenica mattina comincia con un sogno. strato dopo strato, arricchisci di tonalita’ sempre piu’ scure l’ombretto, fino a raggiungere uno spesso strato di corazza nero sfumato di verdone e di un grigio metallico. una corazza che va messa rigorosamente prima di coricarsi e deve essere ancora intatta al momento del risveglio, pronta alla bisogna per altre ventiquattro ore di lotta. poi il sogno si trascina nella veglia e cerchi di riempire le ore di cose da fare. vai a comprare lo stucco e i chiodi. il cassiere lascia passare avanti un polacco e tu provi a lamentarti. il cassiere ti da’ le spalle e continua a parlare con il polacco. e tu vorresti rovesciargli addosso il tuo rancore per queste veneziane che lui ha rotto e tu devi sistemare, tu unica cliente donna in quel cazzo di ferramenta.

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1776 act 1

sabato mattina comincia a mezzanotte e quaranta del venerdi’ sera, mentre lasci un ristorante libanese in brick lane alla volta della metro. scrivi a lui, che tanto ti voleva vedere quella sera, che no, questa sera no, al massimo domattina a colazione. ho un buco tra le 9 e le 9.45 (gli dici). andata. alle 8.30 sorseggiate un cappuccino in una squallida catena e vi fa compagnia l’ex coinquilino di lui. che ti chiede con aria arrogante se sei l’amante di lui. che inizia a parlare di quanto ti piacciano gli uomini con i soldi. che ti propina psicanalisi da mille lire, dall’alto di una visione del mondo nella quale (1) vita sociale e’ sopravvalutata, (2) le donne sono tutte baldracche (3) se sai il francese io da adesso parlo solo francese. lo chiamano stress test, ma tu pensi che sia solo un coglione. l’altro lo lascia fare. ne esci cosi’ frustrata che decidi in pochi minuti di affittare una casa che a malapena ti puoi permettere, in una zona sopravvalutata, tutto nuovo, tutto penthouse. e cosi’ continua: ogni giorno incontri un uomo a cui sta sul cazzo la tua voglia di stare da sola, te che fino a ieri avevi cosi’ tanto bisogno di qualcuno accanto e poi hai guardato meglio le tue pari fidanzate/sposate e sei entrata in modalita’ ma chi me lo fa fare?

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making emptyness 3.0

vai a casa 10 giorni per lavoro ed e’ l’ultima volta che la tua camera sara’ li’. l’ultima volta che avrai un posto che appartiene solo a te, in una casa nella quale tu possa essere libera di avere una brutta giornata, di farti abbracciare, di piangere senza aver paura di doverlo fare in silenzio. domani torni di nuovo a casa per lavoro e sei un ospite. dormirai sul divano. cerchi di non pensarci, ma e’ sempre li’ nel fondo dei tuoi pensieri e stai sempre peggio. vorresti che quell’aereo non partisse mai e di quelle 400 persone che verranno a vederti parlare e che pensano che tu sia solo un bluff non ti importa nulla.

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infinite accent 0.1

e poi ti trovi li’, nel ristorante libanese piu’ elegante della citta’, fontane riflesse in specchi lontani, a ostentare senza parole chi ha sbagliato cosa a lui, quello che ha sposato quella degli zero pompini in 9 anni, pensando un giorno mi abituero’. lui e i suoi week end a scegliere e poi cambiare la tappezzeria, tu e i tuoi week end in posti pretenziosi nei quali le tue amiche pensano di trovare il ricco principe azzurro che invece e’ poi sempre uno stronzetto ritardato emotivamente che lavora sottopagato in finanza. lui che si sveglia ogni sabato sbronzo di noia, tu che ti svegli ogni sabato sbronza di vodka. lui che si tira su e va da a correre al butte chaumont e poi dal rigattiere nel troisieme con lei, tu che ti tiri su e vai - sola - a fare vedere il tuo nuovo timbro sul polso alla tua analista. hai rotto un altro bicchiere. tu rompi sempre i bicchieri nei ristoranti. non lo fai apposta. tu lo sai che ritiene il tuo lavoro una cazzata, ma ancora cerca di sporadicamente di nasconderlo, forse per farti credere che in qualcosa tu stia raggiungendo degli obiettivi. pero’ poi dice che ti devi sposare uno ricco, che se sprecata e quasi si incazza quando gli dici che tu in fondo di relazioni ne hai provate e non ha mai funzionato, quindi tu c’hai la coscienza a posto e nessuno ti potra’ rompere sul fatto che sia andata cosi’ e che da adesso ti farai i cazzi tuoi a nastro.

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irrelevance 2.0

la nuova stagione della disillusione comincia nella prima serata di mercoledi’, quando le tue illusioni restano incastrate tra i narcisismi di qualcun altro. della tua amica che decide di intromettersi tra te e il ragazzo con il quale stai flirtando, nello specifico. calpestami ti prego. mancavi solo tu, davvero. perche’ glielo lasci fare? perche’ valuti sempre che non valga la pena di reagire? perche’ sembra sempre troppo oneroso mettere giu’ il piede e farsi valere? lei passera’ il venerdi’ sera con il ragazzo con il quale volevi uscire tu, tu sarai con il tuo amico gay.

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assenze 2011

la settimana inizia ad un certo punto di un giovedi’ che segna un picco di nervosismo e tensione che si accumula giorno dopo giorno. davanti ai tuoi occhi scorre la campagna post-industriale inglese, verso nord. ad ogni stazione sfidi il tuo collega a chi riesca a contare piu’ persone di colore. lui sostiene che tu scelga sempre la banchina sbagliata perche’ lui ne vede sempre. un tuo ex ti scrive sul blackberry. si e’ sposato con la sua ex e l’ha raggiunta a parigi. cenate a south kensington e fate finta di essere di nuovo amici, ma e’ il copione di sempre, con te che fingi di fluttuare al di sopra del fatto che saresti dovuta essere tu e con lui che cerca di relegarti nel ruolo dell’amante. come mille altre volte dal 2005 ad oggi. le tue tre storie piu’ importanti sepolte nel giro di 8 mesi in matrimoni con altre e ti concedi qualche ora di puro pity party. poi il telefono squilla di nuovo e non e’ lui, ma tua zia che ti racconta la solita storia italiana di una donna sola di 55 anni con madre 80enne a carico, licenziata in tronco per la crisi dallo stesso titolare che il giorno prima le aveva fatto girare mezza citta’ alla ricerca di sigari normalmente in vendita solo a Natale. 170 euro cadauno. cade la linea a earl’s court, all’ingresso in galleria. riemergi a soho e la persona che devi incontrare non risponde, poi richiama e ti spinge su un taxi in direzione di un locale nel quale si trovano dei pezzi grossi della sua azienda. passi la serata con dei tardotrentenni, che si trascinano da una posa all’altra, trascinando con se’ tutto il marcio e tutto il vuoto che tanto cercano di nascondere dietro alla girandola di ostentazioni. il CEO cerca di rimorchiarti con la stessa leggerezza con la quale potrebbe stuprare una minorenne rumena sulla cassanese e tu vorresti solo sparire.

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irrelevance 1.0

lunedi’ sera inizia con un sapore di humous e olio greco mediocre e la stanchezza sembra quella di un mercoledi’. la tua coinquilina aspetta la spesa mensile da tesco e non ha voglia di parlare. nessuno dei tuoi coinquilini ha voglia di parlarti. un altro tuo collega ha avuto un esaurimento nervoso da stress e ad alcuni e’ passata la voglia di essere puntigliosi a gratis. il week end, con le sue gig da scantinato hipster - musica elettronica come da copione - e filmoni cristianissimi (anonimo longino/dionisio - terrence malick 1 - 1) e’ un cumulo di ricordi vuoti, vuoti delle persone che vorresti ora nella tua vita, della lista che di giorno in giorno si allunga e sfuma e tratteggia lo scenario del domani che hai deciso di costruire.

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assenze 0.0

martedi’ sera finisce sul tuo sguardo assonnato sulla foto della sedia di marmo di ai weiwei, dopo una giornata di tentativi faticosi di rinascita. una giornata di picchi in su durante i quali avresti voluto scrivere a sheryl sandberg di quanto sia lontano il vero mondo globale dei business scalabili dalla sua gabbia siliconica, giornate di picchi in giu’ nei quali avresti voluto dire in faccia a chi ti prende in giro quanto ti tedi tanta mediocrita’, salvo poi sentire la tachicardia a mille e pentirti subito di aver lasciato il freno all’aggressivita’.

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titled 1.0

lunedi’ sera inizia alle 9, quando google si intoppa sulla tua ricerca su ”understanding medea”. tre tentativi ed e’ ancora e solo ”media”, solo forma, il mito perso. la tua settimana e’ ricominciata su quella copertina rigida, caratteri grossi chiari su sfondo nero e ora non sai trovare un nome a cui ancorare quel momento.
camminando per le viette di Hampstead hai ripensato, confusa e inebriata, a quell’assenza svelata, della quale non hai parlato a nessuno, quasi a non rovinarne la magia, quasi a non voler lasciare che il disincanto frantumasse la poesia.
poi il solito teatrino di mediocrita’ e sadismo. lui, i suoi fallimenti e le sue troie. quanto gli piace giocare! tu ancora non respiri quando lo vedi o quando lui ti scrive mail che vomitano cattiveria.

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calling dead 1.0

venerdi’ inizia alle 6.20 di un giovedi’ pomeriggio, davanti ad una boutique che vende spirito borghese, con i suoi barattoli del sale di stilisti irlandesi e le sue carte di auguri piene di arguti commenti per gente semi-colta. venerdi’ inizia li’ perche’ della notte del giovedi’ non restera’ che un respiro affannoso, una sensazione di fastidio sotto pelle e la paura che il secondo attacco di panico della settimana stia per diventare una realta’. ti dici che quello che lui ti ha detto non e’ poi cosi’ importante e cerchi di perderti nella fantasia dei viaggi, dei libri, delle amicizie e delle mostre che potranno riempire la tua vita. chiudi gli occhi e speri che questa volta sia finita per davvero, ora che finalmente gli hai dato il contentino di farti risedurre ed abbandonare. e risedotta e abbandonata, speri il meglio per lui, speri in una felicita’ cosi’ forte da fargli dimenticare che esisti.

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making emptiness - NYR 2.0

giovedi’ mattina continua all’ 1.30 del pomeriggio, quando approdi a fulham broadway, cuore dell’ovest gentrificato per giovani professionisti che mutuano identita’ dai proprio consumi, mentre cercano di avvicinarsi - timidi e insicuri - ad un mondo di vini e di cashmere.

vi incontrate davanti ad una deli italiana che vende anche mortadella e soppressata (merce rara). lui ti dice continua a camminare, devo andare in un posto. tornate verso la stazione, ed e’ gia’ ti devo dire una news, ma non ti incazzare mentre ti prepari a neutralizzare quanto seguira’, pensando che presto lui non sara’ piu’ il tuo ragazzo e che presto sara’ fuori da casa tua e che forse presto sarai su qualche spiaggia tropicale tra asia e africa, dove tutto sara’ lontano nel tempo e nello spazio. un “presto” che pero’ ti zavorra qui, ma che per 5 minuti ti aiuta a creare distanza. ho detto alla direttrice che lunedi’ inizio un altro lavoro - si ferma, apre lo zaino e butta un sacchetto nell’immondizia - ora possiamo andare.

cosa hai buttato?

documenti

chiudi gli occhi e conti mentalmente tutte le telecamere di sicurezza che hanno ripreso te accanto a lui mentre fa sparire dei documenti confidenziali della sua azienda e quasi non sai se ridere di fronte all’ennesimo sputtanamento di possibili referenze (visto che non esiste nessun altro lavoro da lunedi’ ed il preavviso e’ un obbligo contrattuale) o se attaccarti al telefono e supplicare la maestrina di nova milanese di strappartelo via. asap.

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making emptiness - NYR 1.0

giovedi’ comincia alle 3.40 del mattino: fitte allo stomaco e la testa che scoppia, troppi pensieri che girano in tondo e non trovano spazio, spingono lungo le pareti della tua testa, lasciando una sensazione di fastidio, ogni respiro piu’ difficile di quello che l’ha preceduto, lo stomaco sempre piu’ dolorante.

la presenza di lui che oppone resistenza nel tuo letto, di lui che percepisce la tua veglia e ti abbraccia, mormorando qualche parola sdolcinata. qualche parola vuota di sangue e viscere, capace solo di una scia di solo suono e solo cliche’. quante volte ti ha rinfacciato la tua insensibilita’ di fronte alla sua tenerezza? quante volte ha cercato di invalidarti di fronte al tuo rifiuto a giocare a pinocchio - monello che fa la marachella - e fata turchina che gli da’ un buffetto, trovandolo tanto tenero?

ti sottrai al suo abbraccio e vai in soggiorno, ti immergi nelle parole shteyngart. ma ancora non e’ evasione. respiro e pensieri ancora girano incontrollati, mentre cerchi di perdere la testa in un’assenza e ti immagini naufraga in una nuvola di anish kapoor, alla ricerca compiaciuta dell’assenza di spigoli.   

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quadratura di saturno 1.0

il nuovo anno inizia in un club posh di chelsea, mentre attorno a te gold-diggers e gold-diggers-diggers fluttuano in abiti neri, rovesciando bicchieri di champagne addosso al loro prossimo.

il tuo lui non e’ con te. il tuo lui scrive d’amore ad una maestra di nova milanese, quindi forse non e’ cosi’ tuo. il tuo lui ha bisogno di sollievo e quindi parla d’amore ad altre. il tuo lui ha bisogno di sollievo e quindi ogni tanto ti spinge per terra o ti schiaffeggia o ti torce il polso. ha bisogno di sollievo dalla tua carriera, dalla tua voce, dalla tua esistenza.

la serata non e’ poi cosi’ fredda, pensi mentre cammini lungo fulham road, e non osi sperare in una new year’s resolution migliore del cancellare da zero l’ultimo anno, pieno delle manipolazioni di lui, del silenzio tuo, degli errori fatti per compiacere lui e del chissa’ se le occasioni perse si ripresenteranno.